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La storia della frittella: delizia del Carnevale veneziano

La storia della frittella: delizia del Carnevale veneziano

La fritola venessiana, domina i festeggiamenti del Carnevale: ecco la storia della frittella

Vi abbiamo proposto sui social un sondaggio per scegliere il vostro dolce carnevalesco prediletto, tra crostoli e frittelle. E la vincitrice è proprio la frittella, tipicità di questo periodo.

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Ma qual è la storia della frittella veneziana?

Correva l’anno 1600 quando i fritoleri di Venezia decisero di unirsi in una corporazione, per organizzarsi e difendere la tradizione del loro lavoro, tramandato solamente da padre in figlio.

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Lo storico veneziano Pietro Gasparo Moro li descriveva così: «Hanno sempre sul davanti un pannolino che s’assomiglia al grembial delle donne, che sembra venuto allora fuor dal bucato. Tengono in mano un vasetto bucherellato con cui gettano del continuo zucchero sulla mercie, ma con tal atteggiamento che par vogliano dire: e chi sente l’odore e il sapore di questa cosa che noi inzuccheriamo?».

Gli onori giungono anche nel 1756 dal drammaturgo Carlo Goldoni: una delle protagoniste della sua commedia Il Campiello è la fritolera Orsola. Il pittore Pietro Longhi tributa questa corporazione con il quadro La Venditrice di Fritole, che raffigura una donna in procinto di vendere i dolci a un nobiluomo.

La storia della frittella veneziana affonda le sue origini molto prima rispetto alla corporazione dei fritoleri. La ricetta di questa prelibatezza veneta compare per la prima volta in un documento del 1300, oggi conservato nella Biblioteca Nazionale Catanese a Roma.

Proprio grazie l’influenza dell’associazione dei fritoleri e la tradizione della ricetta della fritola, il dolce veneziano viene incoronato nel 1700 dolce nazionale della Repubblica di Venezia.

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La popolarità della frittella veneziana è continuata a crescere nel tempo, tanto da poterne reperire versioni simili in tutto il Veneto, nel Friuli Venezia Giulia e addirittura alle porte di Milano. Alcune varianti contengono canditi, altre delle erbe particolari. Ricordiamone una fra tutte: la frittella alla maresina, preparata aggiungendo nell’impasto questo grisantemo selvatico, che cresce nelle località di Arzignano, Chiampo e Valdagno, in provincia di Vicenza.

Come diceva lo scrittore Charles Caleb Colton «L’imitazione è la più sincera delle adulazioni».

E dopo la storia della frittella, ecco la ricetta originale, scritta nel Cinquecento da Bartolomeo Scappi, cuoco di Papa Pio V.

 

Ingredienti:

500 g di farina

40 g di lievito di birra

1/2 bicchiere d’acqua tiepida

50 g di zucchero vanigliato

50 g di pinoli

100 g di uvette

50 g di cedro candito

2 bicchierini di rum

1 limone

cannella in polvere

zucchero a velo

olio

sale

 

Lasciate le uvette a bagno nel rum. Mettete la farina in una ciotola capiente, aggiungete il lievito sciolto in acqua tiepida e mescolate bene. Unite lo zucchero, il sale, la buccia grattugiata del limone, i pinoli, le uvette con il loro liquore, il cedro tritato e un pizzico di cannella. Lavorate a lungo il composto, per poi lasciarlo lievitare coperto per circa quattro ore. Trascorso questo tempo, lavorate di nuovo la pastella aggiungendo, se necessario, altra acqua o latte per ottenere una consistenza più fluida. Friggete la pastella a cucchiaiate nell’olio bollente, sgocciolate le fritole, asciugatele su carta assorbente, spolverizzatele con lo zucchero a velo. La tradizione vuole che il diametro della frittella non superi i quattro centimetri.

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